|
|
November 14
E’ nato un costume invero appassionante in questa Italia strana e democraticizzante: per fare soldoni, lirette e dollaroni, per vincere il gran premio dell’arraffa-milioni. Rubacchia a diritta, rubacchia a mancina ed ai contribuenti svuoti anche la cantina: ma non ti preoccupare, non devi aver paura se sei un socialista non ti tocca la Questura. Partito, Partito, Partito Socialista: la meglio garanzia del mondo antifascista. Forchette, forchette, forchette nazionali per guadagnar miliardi senza pene fiscali. Se poi vuoi restare ancora più protetto il mestiere tu impara in modo assai perfetto e fatti insegnare dal prode Giacomino come da un appalto si ricava un miliardino. Inoltre Mancini ci potrà insegnare che in Italia a iosa tu puoi arraffare: se fai lo Stato fesso e l’elettore pure anziché una poltrona te ne daranno due. Solleva i vessilli coi ladri nazionali e lascia ai fascisti le pene fiscali, prosegui sereno il tuo cammino che presto l’occasione ti passerà vicino. Avrai anche tu una calabra piana per farci un grosso buco per l’acqua piovana, dirai d’impiantare un siderurgico centro e lì di miliardi ne farai più di cento. E quando i soldoni avrai accumulato dirai che la lezione avrai imparato e col gran maestro e tutti i suoi compagni potrai consumare i tuoi lauti guadagni. Finché, stai attento, potrà capitare che l’Italia si scocci del tuo arraffare e allora a calci sarai preso, meschino, e volerai in terra col maestro Giacomino. Partito....
September 28
Sai dopo tutto quello che c'è stato tra noi, ho capito che non provo più niente per te, te l'ho detto così, ma non avevo le parole per dirtelo diversamente o forse si:
"I tuoi occhi, la tua bocca, la tua voce e i tuoi capelli si perderanno nel grigiore dei brutti ricordi ammassandosi alle altre cose inutili comprate per sbaglio."
August 18 SCOPRIAMO INSIEME CHI E’ STATO IL MITO GUEVARA, IL LEADER COMUNISTA CUBANO DA SEMPRE AMATO DA TUTTE LE GENERAZIONI. Di buona famiglia, nasce a Buenos Aires nel 1928, Ernesto Guevara De La Serna detto "CHE". Appassionato di viaggi in motocicletta, gira in lungo e in largo per l'America Latina, conosce luoghi e realtà diverse. E' affetto da asma cronica, ma ciò non gli impedisce di laurearsi in medicina agli inizi degli anni '50. In Guatemala viene a conoscenza delle precarie condizioni di fame e miseria delle popolazioni sottoposte al Regime di Dittatura Comunista di Jacobo Arbenz. A causa dei forti interessi economici degli Stati Uniti in Guatemala, viene inviato un contingente militare statunitense a rovesciare il dittatore. Comincia così un odio smisurato da parte del "CHE" verso gli Stati Uniti. In una notte del 1955, Guevara incontra in Messico un giovane avvocato cubano in esilio che si prepara a rientrare a Cuba, Fidel Castro. Subito entrano in sintonia, condividendo gli ideali, il culto dei "guerriglieri" e la volontà di espropriare il dittatore Batista dal territorio cubano. Il CHE sbarcherà a Cuba insieme a Fidel e altri guerriglieri in esilio. Nel 1956, autonominatosi comandante di una colonna di partigiani, si fa notare per la sua crudeltà e determinazione. Un ragazzo non ancora ventenne, un guerrigliero della sua unità, rubò per fame un pezzo di pane ad un compagno. Senza processo o interrogatorio, Guevara lo fece legare ad un palo e giustiziare mediante fucilazione. Nel 1958 riporta la prima "vittoria" sui miliziani del regime di Batista a SANTA CLARA. Un treno carico d'armi viene intercettato e bloccato dalla sua unità armata, facendo prigionieri una cinquantina di soldati; in seguito a questa operazione, il dittatore Batista fugge sconfitto e Guevara fu nominato "procuratore" (boia) della prigione della CABANA. La popolazione cubana era in festa, non sapevano che i successori di Batista avrebbero portato molto più morti e disperazione che la speranza di una vita migliore! L'ufficio in cui esercita Guevara, diventa teatro di torture e omicidi tra i più efferati. Secondo alcune stime, sarebbero stati uccisi oltre 20.000 persone, per lo più ex compagni d'armi che si rifiutavano di obbedire e che si conservavano, al contrario del "CHE", democratici e non violenti. Nel 1960 il "pacifista" GUEVARA, istituisce un "campo di concentramento" sulla penisola di GUANAHA, dove trovarono la morte oltre 50.000 persone colpevoli soltanto di non condividere i suoi ideali di "PACE E FRATELLANZA"!! Ma non sarà il solo campo, altri ne sorgeranno come a Santiago di Las Vegas dove c'è il campo Arco Iris, nel sud'est dell'isola sorge il campo Nueva Vida, nella zona di Palos si istituisce il campo Capitolo, quest'ultimo è un campo speciale per bambini sotto i 10 anni. Se una persona si era resa colpevole di reato a sfondo politico veniva arrestata insieme a tutta la famiglia. La maggior parte degli internati veniva lasciata con indosso le sole mutande, le celle non erano mai pulite, si lasciavano a marcire per anni nei propri escrementi in attesa di fucilazione o torture indicibili. Successivamente gli fu conferito l'incarico di Ministro dell'Industria e presidente del BANCO NACIONAL, la Banca centrale di Cuba. Guevara non perde tempo a mettere in pratica il suo"modello sovietico". Elogia l'odio per le proprietà e per lo "sporco" denaro ma sceglie di abitare in una grande e lussuosa casa colonica in un quartiere residenziale a l'AVANA. Impone la povertà forzata alla popolazione mentre lui vive nel lusso più abominevole in cui si possa trovare un COMUNISTA. Pratica sport impensabili per l'economia di Cuba, sia allora che oggi. La vita "comoda" e l'ozio ammorbidiscono il guerrigliero Guevara; mette su qualche chilo e passa il tempo tra un party e le gare di tiro a volo, ma non disdegna la caccia grossa e la pesca d'altura. In omaggio a Lenin, chiama il suo primogenito Vladimir. Nel suo testamento, da buon allievo della scuola Maoista-Leninista del Terrore, scrive: “Amo l’odio, bisogna creare l’odio e l’intolleranza tra gli uomini, perche’ questo rende gli uomini freddi e selettivi e li trasforma in una perfetta macchina per uccidere”. Queste parole non vengono da Heinrich Himmler, il fondatore e ideatore delle SS germaniche, bensì dall'uomo che per oltre 30 anni è stato falsamente mitizzato come simbolo di pace e uguaglianza, di amore per il prossimo e di fratellanza. Guevara si adopera a diffondere sistematicamente la guerriglia in giro per il mondo, il suo motto: "Creare due, tre, mille Vietnam!” Nel 1963 è in Algeria dove si unisce a Dèsirè Kabila, un marxista, grande sterminatore di popolazioni civili. Il suo continuo desiderio di diffusione per la lotta armata, lo porta del 1967 in Bolivia dove si allea col Partito Comunista Boliviano ma non riceve alcun appoggio da parte della popolazione locale, nessuno di loro si unisce alla sua unità di guerriglieri. Isolato e braccato, Ernesto Guevara De La Serna detto "CHE", venne catturato dai miliziani locali boliviani e giustiziato il 9 ottobre 1967. Molti lati di questa vicenda non furono mai chiariti come non si saprà mai quali responsabilità ha avuto Fidel Castro nella morte del "CHE”. Dopo la sua morte, Fidel Castro ricopriva la carica di massima autorità al governo di Cuba ancora vigente ai giorni nostri. Di tutto questo orrore sopra descritto non si è mai saputo niente di ufficiale fino alla grande fuga del popolo cubano del 1980. Milioni di cubani si riversarono nella locale Ambasciata del Perù chiedendo asilo politico per la vita durissima imposta loro dal Regime Dittatoriale Comunista. Castro concesse a solo 125.000 persone il permesso di lasciare l'isola, permesso dato solo a chi conveniva a lui... Fu concesso l'asilo politico agli internati dei manicomi criminali, ai peggiori individui, ai mutilati, ai delinquenti comuni, ai poveri senza fissa dimora, ai barboni, a gente che Castro non considerava esseri umani, a gente a cui diceva di interessarsi molto! Castro approfittò della situazione per liberarsi definitivamente di questi rifiuti umani (diceva lui) scaricandoli alla tanto odiata America. Oggi, tutto questo orrore continua indisturbato, prima con il "CHE" e ora con Fidel. Le torture, i campi di sterminio, le fughe in massa da CUBA, sono all'ordine del giorno. July 31 Si definisce prostituzione l’attività di chi fa commercio abituale del proprio corpo a scopo di guadagno (compenso in denaro oppure di altra natura), in cui l’affetto o l’investimento emotivo è minimo oppure assente, e nel quale la scelta dei partner sessuali è relativamente indiscriminata. Per una varietà di ragioni, gran parte dell’attività di prostituzione sono donne che servono clienti maschi. Vi è però un numero considerevole di giovani maschi dediti alla prostituzione che servono i desideri omosessuali di maschi (spesso sposati), o altri maschi (gigolo) che offrono i loro servizi sessuali a donne spesso più vecchie di loro, ed un numero relativamente più ristretto di prostitute che servono gli interessi omosessuali di altre donne. Storicamente la prostituzione è esistita nella maggior parte delle società fin dai tempi antichi, in alcuni casi connesse con pratiche religiose e rituali. Nell’Antico Testamento vi è evidenza di una certa tolleranza delle prostitute, nonostante la loro condanna in generale. Sin dagli inizi la Chiesa cristiana ha sempre condannato la prostituzione in ogni forma, ma in diverse epoche l’ha tollerata come “il minore fra i mali”. Furono Agostino e Tommaso d’Aquino a porre le basi etiche della sua tolleranza nel Medioevo, credendo che se la prostituzione fosse stata abolita, ne sarebbero risultati mali peggiori: libidine sfrenata, violenze sessuali, adulterio ed omosessualità. Come disse Tommaso d’Aquino: “Anche il palazzo deve avere le sue fogne”. Durante la Riforma protestante, però, i suoi leader attaccarono la prostituzione senza riserve ed esortarono lo stato a reprimerla. Nel contempo, allora il crescente timore di malattie veneree condusse ad infliggere, in molte società, pesanti punizioni. Il fenomeno, però, persistette, e durante il 18° e 19° secolo gli sforzi della legislazione civile atti a sopprimerla non ebbero successo. Attualmente, in molti stati, la prostituzione è stata legalizzata oppure decriminalizzata, o anche tollerata in determinate aree. Negli ultimi decenni, lo sviluppo di efficaci forme di controllo delle nascite ed una maggiore accettabilità dei rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, è risultato in un certo declino della prostituzione femminile, sebbene vi sia stato poco cambiamento nella prostituzione maschile e, in linea di massima, la prostituzione rimane un fenomeno rilevante, soprattutto nelle aree urbane. In alcuni paesi la legislazione si è rivolta soprattutto a colpire le terze parti coinvolte: tenutari di case di tolleranza, sfruttatori, protettori e clienti. L’etica cristiana ha largamente condannato la prostituzione sulla base che una comprensione appropriata della sessualità esige negli atti di intimità sessuale l’investimento dell’intera persona nel quadro di rapporti fondati sulla fedeltà e sull’impegno all’integrità del partner – qualità assenti nel tipico rapporto prostituta /cliente. Vi sono, però, ulteriori aspetti da considerare. L’etica cristiana deve pure condannare il sessismo maschile e i doppi criteri di moralità che per lungo tempo hanno caratterizzato la prostituzione femminile. Si presumeva largamente che il maschio avesse una natura sessuale differente che richiedesse sempre soddisfacimento e che giustificasse il trattamento della donna come oggetto sessuale. Inoltre i presupposti sessisti conducono a perseguire le prostitute, e raramente i loro clienti maschi. Tali presupposti caratterizzano la situazione della maggior parte delle prostitute che tengono per sé sono una parte dei loro guadagni, mentre la più gran parte va ai loro “protettori” e sfruttatori, come pure ai proprietari maschi delle varie strutture che profittano della prostituzione. Inoltre, l’etica cristiana deve considerare le condizioni che fanno sorgere la prostituzione. Fra queste gli abusi sessuali sofferti da bambine, famiglie disgregate e discriminazione economica. Nel contesto della prostituzione maschile la pratica può essere indotta dalla necessità di facili guadagni per l’acquisto di droga, istruzione inadeguata, disinteresse od abusi da parte dei genitori, come pure l’influenza di istituzioni correttive repressive giovanili. Tipica per entrambi i sessi è la mancanza di un’adeguata educazione sessuale ed una bassa stima di sé stessi. Dato però che la stragrande maggioranza dei clienti è maschile, contribuisce alla prostituzione un sistema sociale ed un modello di socializzazione sessuale che incoraggia i maschi a considerare il sesso come un bene che possa essere acquistato. Ciononostante, rimangono questioni etiche controverse. Una di queste è la questione della decriminalizzazione o legalizzazione. Sebbene le leggi contro la prostituzione vengano spesso considerate come uno sforzo per prevenire lo sfruttamento della donna, l’evidenza di alcune società suggerisce come la legalizzazione della prostituzione riduca il crimine associato alla prostituzione. Inoltre alcuni sostengono che i governi non dovrebbero imporre leggi sul comportamento sessuale privato fra adulti consenzienti, e che le leggi contro la prostituzione siano inefficaci, applicate in modo discriminatorio e costose da far rispettare. Altri, però, considerano il mantenimento di leggi anti-prostituzione come un simbolo importante della comprensione che la maggior parte dei cittadini ha sull’etica sessuale e su una società sana. Un’altra difficile questione è l’uso di surrogati sessuali in certe forme di terapia sessuale. I surrogati, la maggior parte dei quali sono donne, esercitano attività sessuali per compensazione, ma con clienti indirizzati loro da terapisti sessuali. Scopo dei surrogati è quello di contribuire a risolvere una disfunzione di tipo sessuale nel cliente (di solito un uomo non sposato). Alcuni ritengono che l’uso di surrogati sessuali sia semplicemente un’altra forma di prostituzione, altri ne rilevano le motivazioni, intenzioni, e conseguenze differenti. Su un’altra questione ancora, però, c’è poca controversia: l’aumento allarmante di prostituzione infantile, specialmente fra adolescenti che provengono da famiglie disintegrate. Il fenomeno sottolinea l’importanza di fornire servizi migliori alle vittime di incesti e di abusi di bambini, programmi di cura giornaliera e di educazione sessuale nelle scuole, come pure di trattamento sessuale ed economico equo di tutti. Un approccio etico adeguato alla prostituzione dovrà sempre occuparsi non solo di affrontare il fenomeno, ma anche le sue cause. July 25 PER SAPERNE DI PIU' CLICCATE QUI  Pubblicato il: 31.07.08 Unione europea, la Camera ratifica definitivamente il trattato di Lisbona Il Parlamento Italiano ha approvato la "Costituzione" europea. L'aula della Camera all'unanimità ha detto sì al ddl di ratifica del trattato di Lisbona. Si tratta del disco verde definitivo, dato che il Senato aveva espresso il proprio voto favorevole all'unanimità lo scorso 23 luglio. «L'approvazione unanime della legge di ratifica del trattato di Lisbona - ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, - rappresenta un titolo d'onore per il Parlamento italiano e un fattore di rinnovato prestigio per il ruolo europeo del nostro paese». «Sono lieto - ha aggiunto - che governo, maggioranza e opposizione abbiano saputo dar prova di una comunanza di vedute e di prospettive su un terreno cruciale per l'avvenire del paese». Le riserve della Lega Dalla politica italiana, tutti d´accordo sul valore del trattato appena approvato dalla Camere. Tranne la Lega Nord. Il trattato di Lisbona presenta «luci e ombre» secondo la Lega, che voleva «una vera riforma» dell'Unione Europea, «il risultato è deludente». Per il deputato leghista Giampaolo Dozzo il trattato è una «toppa» che «non risponde alle esigenze identitarie dei popoli: se non ci sarà identità - avverte - tutti potranno entrare, anche chi ha sempre combattuto l'Europa». Dozzo puntava il dito contro la «struttura elefantiaca» dell'Europa, fatta solo di «tecnici sordi e lontani». E allora nessuno stupore quando «Francia e poi Irlanda hanno respinto con forza un testo illeggibile». In particolare il Carroccio boccia la politica agricola e monetaria europea e ribadisce la contrarietà all'ingresso della Turchia. Nonostante tutte queste critiche, Dozzo ha però dato voto favorevole, insieme agli altri deputati della Lega, perché resta la «speranza», affidata al governo, che il trattato al vaglio delle Camere sia il primo passo di una «vera riforma». Il voto con riserva della Lega, preannuncia probabili campagne per chiedere il referendum di ratifica come iter necessario per i trattati europei, confermando l´ambiguità del doppio atteggiamento. Al Parlamento si accetta una linea politica imposta da equilibri di governo ma in piazza le parole d´ordine cambiano radicalmente. «Oggi l'aula di Montecitorio ha approvato l'ordine del giorno della Lega che chiede di poter sottoporre a referendum popolare i trattati comunitari». «Questo ordine del giorno - ha detto il capogruppo del Carroccio alla Camera, Roberto Cota -, inoltre, chiede l'impegno del governo per l'inserimento nei trattati comunitari delle radici giudaico-cristiane come valore fondante del pensiero, della cultura storica e della tradizione dei popoli dell'Europa la valorizzazione delle lingue locali, la riaffermazione del valore della famiglia naturale e chiede di risolvere il problema quote latte». Il Partito democratico Il Partito democratico invece rilancia il processo di integrazione europea e attacca la Lega «Abbiamo bisogno di una Europa più forte, non del ritorno alle piccole patrie». Lapo Pistelli, in aula alla Camera, difende il trattato di Lisbona, che «è il massimo- dice il democratico- che questa Europa a 27 può offrire, noi abbiamo il compito di riprenderci tutta la nostra responsabilità». Pistelli avverte che l'Ue «è un bivio che va oltre la ratifica del trattato», perché - spiega chiamando in causa la globalizzazione e i nuovi scenari- «ci siamo addormentati 15 anni fa che eravamo un paese grande in un mondo piccolo e ci siamo svegliati come un paese medio, per non dire medio-piccolo, in un mondo grande». Ecco, se così è, «l'Europa unita- osserva l'esponente del Pd- è chiaramente un pezzo della soluzione e non un pezzo del problema». In tal senso chiudersi entro i propri confini- ammonisce Pistelli rivolgendosi alla Lega- «è sbagliato, perché magari consola ma non funziona e sta logorando il sogno europeo. Il mito del ritorno alla sovranità nazionale- insiste Pistelli- è moneta che illude ma non funziona». Il parlamentare conclude dicendo: «Non sopporto più che da parte della Lega si parli del riferimento alle radici giudaico cristiane dell'Europa quando per anni si sono fatte cerimonie con riti pagani. Dalle mie parti si dice "scherza con i fanti ma lascia stare i santi"».«Chi accarezza il populismo antieuropeo per motivi di urne deve rendersi conto - ha sottolineato Pistelli – che è un rischio mortale». Dalla Costituzione al Trattato di Lisbona Quello firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007 dai capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri, è la mediazione tra le differenti posizioni sul futuro dell´Europa unita. Nel 2005 infatti Francia ed Olanda, con un referendum rifiutarono il progetto originario di Costituzione Europea. Rispetto ai precedenti trattati la Costituzione introduceva un certo numero di novità. Tali misure avevano l´obbiettivo di semplificare il processo decisionale e conferire all'Unione e alle sue istituzioni maggiori poteri per operare. Una volta affondata la Costituzione dai referendum iniziarono i negoziati per un trattato "light". Le controversie che portarono al fallimento del progetto originario nacquero dai così detti "euroscettici", politici e gruppi d´interesse che spingevano per un "documento debole", cioè non indirizzato chiaramente al rafforzamento delle istituzioni europee, ma a creare solamente un minimo comune divisore fra le varie visioni di Stato delle nazioni del vecchio continente. A Lisbona quindi si approvò una proposta frutto di una mediazione a vantaggio degli "euroscettici". Anche questo documento non ha avuto vita semplice. Il 12 giugno 2008 infatti con un referendum gli irlandesi hanno rispedito a il trattato a Bruxelles con 53,4% di no, Complicando ulteriormente l´iter d´approvazione. Il Parlamento e il governo italiani hanno dato «un bell'esempio» all'Europa. Ne è convinto invece il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che, commentando con soddisfazione la definitiva ratifica del Trattato di Lisbona, ha espresso l´auspico che «entri in vigore prima delle elezioni europee» del giugno 2009. «Siamo il 23esimo Paese che si aggiunge a quelli che hanno ratificato Lisbona e il tutto è avvenuto in soli due mesi dalla presentazione del nostro disegno di legge», ha osservato Frattini July 03
| 1
| Meglio vivere un giorno da leone, che cento anni da pecora.
|
| 2
| Chi si ferma è perduto.
|
| 3
| Meglio morire in piedi, che vivere una vita in ginocchio.
|
| 4
| Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi.
|
| 5
| Nessun fenomeno al mondo può impedire al sole di risorgere.
|
| 6
| Fedeltà è più forte del fuoco.
|
| 7
| Pronti, ieri, oggi, domani al combattimento per l'onore d'Italia.
|
| 8
| Libro e moschetto Fascista perfetto.
|
| 9
| Me ne frego.
|
| 10
| Boia chi molla.
|
| 11
| Fino alla vittoria.
|
| 12
| Molti nemici, molto onore.
|
| 13
| Le radici profonde non gelano mai.
|
| 14
| O con noi o contro di noi.
|
| 15
| Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare.
|
| 16
| Siam fatti così!
|
| 17
| L'Ardito della "M U T I" serve, combatte e muore per l'Italia, per il Duce, per il Fascismo.
|
| 18
| Non siamo gli ultimi di ieri ma i primi del domani.
|
| 19
| Meglio lottare insieme che morire da soli.
|
| 20
| Non basta essere bravi bisogna essere i migliori.
|
| 21
| Anche se tutti, noi no!
|
| 22
| Ardisco ad ogni impresa
|
| 23
| Beffo la morte e ghigno
|
| 24
| Bisogna volere. Fortemente volere!
|
| 25
| Chi osa vince!
|
| 26
| Dio Patria. Ogni altro affetto, ogni altro dovere vien dopo.
|
| 27
| Fate le glorie del passato siano superate dalle glorie dell'avvenire.
|
| 28
| Fermarsi significa retrocedere.
|
| 29
| La cinematografia è l'ar ma migliore
|
| 30
| Italia agli italiani |
| 31
| In alto i cuori
|
| 32
| Io mi vanto sopratutto di essere un rurale
|
| 33
| L'archietettura è la sintesi di tutte le arti
|
| 34
| La disciplina deve cominciare dall'alto se si vuole che sia rispettata in basso
|
| 35
| Lavoratore, ricorda che anche tu sei soldato, che il tuo lavoro è la tua trincea
|
| 36
| L'Italia fascista può se necessario portare oltre il suo tricolore, abbassarlo mai
|
| 37
| Marciare, non marcire!
|
| 38
|
Nessuno ha potuto fermarci...nessuno ci fermerà!
|
| 39
| Noi siamo sempre domani
|
| 40
| Noi tireremo dritto!
|
| 41
|
Non è permesso a nessuno di vivere su quello che fu fatto da altri prima di noi. Bisogna che noi creiamo
|
| 42
| Senza sforzo, senza sacrificio e senza sangue nulla si conquista nella storia
|
| 43
| Ringrazia ogni giorno devotamente Dio perchè ti ha fatto italiano
|
| 44
| Quella che chiamano la mia "dittatura" è basata su molto entusiasmo popolare
|
| 45
| PANE, lo so, per averlo provato, che cosa vuol dire la casa deserta ed il desco nudo
|
| 46
| Oggi non ci sono più italiani di ponente o di levante, del continente o delle isole: ci sono soltanto degli italiani
|
| 47
|
Si stava meglio quando si stava peggio
|
| 48
| Siamo quelli che siamo
|
| 49
| Solo dall'armonia costituita dai tre principi: capitale, tecnica, lavoro vengono le sorgenti della fortuna
|
| 50
| Sposi della vita, amanti della morte
|
| 51
|
Una maschia gioventù con romana volontà combatterà...
|
| 52
| Vincere e vinceremo!
|
| 53
| Vado verso il popolo e sono col popolo per comunione d'intenti e di spirito
|
| 54
| Con le nostre macchine, come, soprattutto, col nostro popolo e con la nostra fede, andremo sicuramente verso la vittoria.
|
| 55
| Il contadino deve rimanere fedele alla terra, dev'essere orgoglioso di essere contadino, fiero di lavorare il suo campo.
|
| 56
| Il fascismo è l'uguaglianza verace e profonda di tutti gli individui di fronte al lavoro e alla nazione
|
| 57
| Il fascismo femminile che si raccoglie intorno ai nostri gagliardetti è destinato a scrivere una storia splendida, a lasciare tracce memorabili, a dare un contributo sempre più profondo di passione e di opere al fascismo italiano
|
| 58
| Il popolo italiano ha creato col suo sangue l'Impero. Lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque e con le sue armi
|
| 59
| Il valore di un popolo non viene determinato solo dalle vittorie in guerra, ma esse sono il fondamento del suo valore .
|
| 60
| Mentre in tante parti del mondo tuona il cannone, farsi delle illusioni è follia, non prepararsi è delitto. Noi non ci illudiamo e ci prepariamo |
| 61
| Tutti i nodi furono tagliati dalla nostra spada lucente e la vittoria africana resta nella storia della Patria, integra e pura, come i Legionari caduti e superstiti la sognavano e la volevano
|
| 62
| Tutte le leggi umane, non quelle divine, sono il risultato di uno sforzo di uomini. Altri uomini vengono, modificano, aboliscono, perfezionano. Non ci vuole nulla ad abolire. Distruggere è facile, ma ricostruire è difficile
|
| 63
| Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte. E se l'avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarci. In altri tempi ci risollevammo per noi stessi, da qualche tempo ci siamo risollevati per voi, giovani, per salutarvi in piedi nel momento del commiato, per trasmettervi la staffetta prima che ci cada di mano, come ad altri cadde nel momento in cui si accingeva a trasmetterla. Accogliete dunque, giovani, questo mio commiato come un ideale passaggio di consegne. E se volete un motto che vi ispiri e vi rafforzi, ricordate: Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai.
-GIORGIO ALMIRANTE-
|
| 64
| Dovete sopravvivere e mantenere nel cuore la fede. Il mondo me scomparso, avrà bisogno ancora dell'idea che è stata e sarà la più audace, la più originale e la più mediterranea ed europea delle idee. La storia mi darà ragione..
|
| 65
| Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui. Ezra Pound | May 18
Combattenti di terra, di mare e dell'aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del regno d'Albania! Ascoltate!
Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano .
Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell'edificio, l'ignobile assedio societario di cinquantadue stati.La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero è testimone che l'Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l'Europa; ma tutto fu vano. Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l'eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che la hanno accettate; bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell'anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia. Oramai tutto ciò appartiene al passato. Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, gi è che l'onore, gli interessi, l'avvenire ferramente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia.
Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero l'accesso all'Oceano. Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutele ricchezze e di tutto l'oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto, è la lotta tra due secoli e due idee. Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l'Italia non intende trascinare altri popoli nel conflitto con essa confinanti per mare o per terra. Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate.
Italiani!
In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo. Questo abbiamo fatto e faremo con la Germania, col suo popolo, con le sue meravigliose Forze armate. In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla Maestà del re imperatore, che, come sempre, ha interpretato l'anima della patria. E salutiamo alla voce il Führer, il capo della grande Germania alleata.
L'Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere! E vinceremo!, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo.
Popolo italiano! Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore! May 17
3:1 Per tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: 2 un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato; 3 un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per costruire; 4 un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare; 5 un tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci; 6 un tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e un tempo per buttar via; 7 un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare; 8 un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un tempo per la pace. 9 Che profitto trae dalla sua fatica colui che lavora? 10 Io ho visto le occupazioni che Dio dà agli uomini perché vi si affatichino. 11 Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell'eternità, sebbene l'uomo non possa comprendere dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatta. 12 Io ho riconosciuto che non c'è nulla di meglio per loro del rallegrarsi e del procurarsi del benessere durante la loro vita, 13 ma che se uno mangia, beve e gode del benessere in mezzo a tutto il suo lavoro, è un dono di Dio. 14 Io ho riconosciuto che tutto quel che Dio fa è per sempre; niente c'è da aggiungervi, niente da togliervi; e che Dio fa così perché gli uomini lo temano. 15 Ciò che è, è già stato prima, e ciò che sarà è già stato, e Dio riconduce ciò ch'è passato.
|